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È «made in Italy» lí85% delle etichette di fascia alta online

04/08/2017

E' “made in Italy” l’etichetta più sfoggiata online dai marchi del lusso internazionale: l’85% dei prodotti di altagamma dei quali viene segnalata l’origine sul Web è infatti prodotto in Italia.

Il predominio emerge da uno studio di Contactlab che ha analizzato il livello di trasparenza online di 29 brand del lusso. «Dall’analisi delle schede prodotto di 55mila articoli – spiega Marco Pozzi, Strategy & Organization Advisor presso Contactlab e autore della ricerca – abbiamo rilevato che solo il 30% dei prodotti di lusso online è corredato dalla dichiarazione Made In. Ci sono dei miglioramenti rispetto a due anni fa, ma la strada da fare è ancora lunga». Lo studio ha rilevato che oggi più del 50% delle aziende del panel indica, totalmente o parzialmente, dove vengono realizzati i propri prodotti, ma la trasparenza totale è ancora un miraggio.

L’analisi di Contactlab evidenzia un importante presupposto che spinge le aziende a non tralasciare la voce “Made In” nelle informazioni fornite online: la produzione in paesi dove l’ heritage è radicato. Come l’Italia, appunto. Secondo la ricerca, “made in Italy” è la dichiarazione di provenienza più comune in tutti i segmenti e per tutte le categorie di prodotto, ad eccezione degli orologi, dove vince lo Swisse Made, e il beauty.

Secondo Pozzi, l’indicazione di provenienza online è «una decisione strategica per un brand del lusso». In primis perché la trasparenza è considerata dai consumatori di prodotti di altagamma un valore aggiunto nella relazione con il brand. Lo studio, per esempio, evidenzia come specialmente nel Far East e in Russia la provenienza del prodotto sia ritenuta rilevante e da segnalare online: in Cina oltre il 90% delle persone intervistate da Contactlab ha confermato che l’indicazione del “Made In” sul Web è abbastanza, molto o estremamente importante. Seguono Italia, Corea del Sud, Russia e Francia.

Due sono le insidie nelle quali le aziende possono rimanere intrappolate per mancanza di trasparenza: «Prima di tutto, i clienti rimangono delusi se acquistano online un prodotto che pensano sia fatto in Italia e realizzano alla consegna che non lo è», spiega Pozzi. In secondo luogo «per alcuni tra i multimarca online più accreditati all’estero, tra cui il russo Tsum e il cinese Tmall, il “Made In” è una voce imprescindibile nelle schede prodotto – continua l’autore del report –. Le aziende rischiano di fornire meno informazioni dei retailer multibrand, facendo brutta figura».

Tra i brand trasparenti in più dell’80% dei casi spiccano Gucci, Balenciaga, Fendi, Bulgari, Dolce&Gabbana, Tod’s, Bottega Veneta, Ferragamo e Loro Piana. Tra chi svela parzialmente il “Made In”, invece, ci sono Armani e Burberry, che di recente hanno rimosso l’indicazione di provenienza dalle schede dei prodotti di fascia premium. Sono molti i big che scelgono di rivelare poco (in meno del 20% dei casi) online l’origine dei propri capi e accessori: Chanel, Hermès, Prada, Moncler e Dior sono tra questi. Le categorie meno comunicate sul fronte della produzione sono invece kidswear e homewear.


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